2 Dicembre 2014 silviomarano

Protezione Denuvo sconfitta

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Cade anche l’ultimo nuovo baluardo della lotta contro la pirateria software, e in tempi più ristretti del previsto.
L’industria dei videogame è un business che fattura miliardi di dollari e le maggiori software house investono parecchie risorse per arginare il fenomeno dilagante del cracking. All’uscita di un nuovo titolo nel giro di poche ore o addirittura prima dell’annuncio ufficiale, il più delle volte è infatti possibile reperire online la versione piratata del titolo. Di recente ha suscitato molta sorpresa un nuovo sistema di protezione sviluppato dall’azienda austriaca Denuvo Software Solution del gruppo Sony DAC DigitalWorks, che ha reso impossibile crackare titoli piuttosto popolari come FIFA15, Lords of Fallen e il più recente Dragon Age Inquisition, fatto che ha destato nell’ambiente dei “consumatori di software pirata” non poca preoccupazione, e al contempo grande esultanza da parte delle rispettive software house… ma ormai dovrebbe essere chiaro, nulla è inviolabile.

Giorno 1 dicembre 2014, 3DM, un gruppo di cracker asiatici piuttosto attivi sulla scena internazionale degli ultimi anni, posta l’annuncio corredato da prove video: Denuvo è stato aggirato e Dragon Age Inquisition, il titolo più recente e popolare ad adottare questa protezione crackato a 2 settimane dal rilascio ufficiale, e nel giro di pochi giorni verrà diffusa la release finale della “cura”. Pare che il team abbia impiegato 15 giorni a trovare il modo di aggirare la protezione, il che sarebbe impressionante visto che il sistema Denuvo usa avanzate strategie di crittografia e offuscamento per rendere estremamente difficile il reverse enginering e la modifica dei file originali del gioco.

Considerato che questi sistemi di protezione sono oltre che costosi anche estremamente invasivi, e che l’utente medio di certo non sarebbe in grado di crackarsi da solo un titolo per distribuirlo, ha senso investire tante risorse per creare un metodo che alla fine creerà più seccature agli utenti paganti che a quelli a scrocco?

Probabilmente le varie software house potevano facilmente immaginare che prima o poi il sistema di protezione sarebbe stato eluso, ma altrettanto probabilmente visti i costi da sostenere per impiegare simili tecnologie, è lecito supporre che si aspettassero che il sistema avrebbe retto a lungo, garantendo vendite extra per gli appassionati non disposti ad attendere svariati mesi prima di poter mettere mano al titolo, magari ripetendo quello che accadde con StarForce, un altro super sistema di protezione che però vantò tanti record di inviolabilità, e nella sua versione 3, il record assoluto: Splinter Cell Chaos Theory inviolato per 424 giorni dalla data di rilascio(fino a quando RELOADED, un altro gruppo della scena cracker internazionale, non ha trovato il modo di aggirare la protezione). Solo i sistemi di licenza a chiave hardware della Steinberg per alcune delle sue suite di produzione audio professionale hanno potuto fare di meglio per arginare il dilagare di copie pirata. Quindi per rispondere alla domanda iniziale, “NI”. Nell’ipotesi ottimistica che il sistema regga abbastanza a lungo, sicuramente porterà vendite extra, ma accollarsi un rischio di investimento in più, senza sapere neanche quanti dei pirati abituali compreranno il titolo per l’ansia di giocare subito, creando come se non bastasse inconvenienti all’utente derivanti dai layer di protezione utilizzati, è una pessima scelta a mio avviso; discorso analogo nel caso di software professionali. In linea di massima, se ci sono prodotti alternativi, o anche versioni precedenti dello stesso ancora funzionali, pochissimi tra quelli abituati al tutto e gratis si accollerebbero spese aggiuntive solo per non aspettare. Ha pertanto senso impiegare sistemi di protezione, solo nei casi in cui sia possibile adottare strategie non troppo invasive e costose da implementare per non rendere la strada troppo spianata anche ai dilettanti, altrimenti è un inutile spreco di risorse.

Ad ogni modo, il modo migliore di combattere la pirateria è cercare di combattere la mentalità sbagliata che c’è alla base della maggioranza di persone che ne usufruiscono. Se posso comprendere chi magari non si può permettere di pagare costosissimi software, o magari non può usufruire di un’opera ludica a causa di leggi retrograde del suo paese, anche se comunque non lo giustifico, perché è comunque un atto illegale equivalente a rubare, di certo non arrivo a capire chi si prodiga a cercare versioni crackate anche di software di pochissimi euro a rischio di cadere vittima di virus e malware, li davvero si tratta di una pessima educazione al rispetto nei confronti delle opere d’ingegno al più basso livello possibile.

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