29 Novembre 2020 silviomarano

Targetizzazioni informative e polarizzazione: un problema sottovalutato.

Notizie, suggerimenti di contatti, articoli e post, tutti presentati in base ai propri interessi. Un sistema comodo per risparmiare ai singoli utenti contenuti poco conformi ai loro gusti, ma c’è il rovescio della medaglia.

La targetizzazione nel mondo de marketing online è usata più o meno da sempre: se devi presentare o vendere un prodotto, ha senso presentarlo a chi è più probabile sia interessato a quella categoria di prodotto, sia che si parli di chi sta pagando la sponsorizzazione, o dei canali che devono veicolarla, che in questo modo possono gestire gli spazi in maniera più efficiente. Con l’avvento dei nuovi modelli di business online, le informazioni utili alla targetizzazione pubblicitaria, hanno iniziato a rivestire un’importanza sempre più grande, e i social network, consentendo alla gente d’impostare dei profili dove creare il proprio spazio virtuale, hanno permesso di portare questo concetto ad un nuovo livello, grazie alla disponibilità di informazioni e statistiche sempre più mirate e precise.

Finché le strategie di targetizzazione vengono usate per promuovere prodotti, nulla di particolarmente nuovo o allarmante: se non avete mai fatto ricerche relative a pappagalli o condiviso link sul tema, magari non vedrete l’annuncio di mangimi per i suddetti.

Scenari d’uso problematici

Oltre che la targetizzazione per gli annunci, i maggiori social network come Facebook, utilizzano un sistema automatizzato di selezione che funziona in maniera del tutto simile anche per una vastissima categoria di cose differenti: mostrate interesse per un topic di discussione, e pur non essendone fan sfegatati, gli algoritmi di selezione daranno priorità a notizie, articoli, gruppi, pagine su quella tematica, e tra i suggerimenti di contatti, appariranno persone che hanno interessi in comune ai vostri.

I più ingenui potrebbero domandarsi cosa ci sarebbe di problematico in questo, se uno mostra interesse su un argomento, è comodo avere il proprio spazio virtuale che si adatta esponendoci a informazioni e persone con lo stesso interesse.

Il problema è che i social non sono siti tematici di hobbistica, ma spazi massivi usati per tenersi aggiornati sulle notizie, dibattere di tematiche sociali e politiche, e confrontarsi, dove molta gente finisce per farsi un’idea su un determinato argomento in base ai vari input reperiti in queste piazze virtuali, e questo approccio finisce per creare delle camere d’eco in cui le varie posizioni su una determinata tematica o argomento, vengono rafforzate e spesso estremizzate fino al grottesco dall’entrata in gioco di vari bias cognitivi che vengono notevolmente favoriti all’interno di essa, come il bias di conferma, il bias del gruppo e quello dell’approvazione.

Camera d’eco & bias
  • Il bias di conferma è quel fenomeno che porta un individuo ad essere intrinsecamente portato a cercare elementi che rafforzano le proprie convinzioni, anziché quelli che le smentiscono.
  • Il bias del gruppo ha origini ancestrali che affondano le radici nella natura d’animale da branco dell’uomo e amplifica la tendenza a rafforzare i legami con chi vediamo parte del nostro stesso gruppo ed essere diffidenti verso chi vediamo appartenente a un’altra fazione.
  • Il bias dell’approvazione è un fenomeno che porta un individuo a conformare inconsciamente comportamenti e idee in base a quanto queste portano apprezzamento nel contesto sociale entro cui si trova.

Questi bias, sono gli stessi che hanno avuto un ruolo fondamentale nella nascita degli estremismi e le loro infauste derive storiche; il contraddittorio e l’informazione eterogenea sono il migliore antidoto ad essi, ma ora trovano un nuovo alleato nelle targetizzazioni informative dei social, che isolano ognuno in un mondo conforme al proprio punto di vista, favorendo la radicalizzazione delle varie posizioni ideologiche.

The Echo Chamber Effect

Posizioni, opinioni, per maturare, hanno bisogno di essere confrontate, messe in discussione con informazioni divergenti, per vedere quali sono le debolezze nel nostro modo di valutare e gli elementi non presi in considerazione, così da avere una visione pluralistica delle cose e sfumare razionalmente il nostro modo di pensare.

In conclusione

I social sono uno strumento potentissimo e di grande valore, ma il modus operandi adottato per la targetizzazione dei contenuti va assolutamente rivisto, con algoritmi progettati in modo da garantire un’esposizione variegata quando gli argomenti trattati sono relativi a tematiche d’interesse sociale e politico (discorso applicabile a tutti i servizi d’aggregazione di notizie). Avevo discusso già tanti anni fa dei rischi connessi a questo approccio, nel tempo molti altri hanno notato il problema e sono stati pubblicati studi a riguardo, ma sfortunatamente i maggiori player del settore non hanno fatto nulla di concreto e si osservano gli effetti tossici del fenomeno che diventano sempre più marcati nei dibattiti di attualità, dove più che a discussioni e a confronti ragionevoli, si assiste a scontri verbali, provocazioni e ostilità tra fazioni ognuna tarata sulle proprie convinzioni, in modo chiuso e unilaterale. 

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